« A perenne memoria dell'indimenticabile Lucia Di Iulio »
Qualcosa di me
Nome: Lucia Di Iulio tutto e il contrario di tutto
Amo
Amo il sole,
la luna,
il cielo e tutto ciò che esso contiene,
le stelle che sembran vicine
che quasi posso toccare con mano
e invece
sono così sconfinatamente lontane
mi fan sentire smarrita.
Odio
la falsità , la violenza e la crudeltà mentale
VOTAMI aiutami a crescere
AWARD
clikka x la certificazione
AWARD
clikka x vederli tutti
Questo premio mi è stato assegnato dalla carissima amica iside201 ,ne sono molto onorata
Sono contentissima e onorata di ricevere questo gradito premio , assegnatomi gentilmente dalla mia cara amica Iside Motivazione: Premio assegnato ai blog che hanno argomenti di carattere informativo e di cultura sociale, nel loro contesto sociale.
sui sassi muschiosi delle aiuole sulle piccole viole e sul giallo intenso dei miei primi fiori su queste vellutate primule corrono i pensieri sulle verdi foglie brividi di freddo io t'aspettavo e piante tenere avevo preparato ma non arrivi e aspetto affacciata alla finestra Piove sulle mani gelide bianche le nocchie stringono gli ultimi rami secchi e fiori bianchi e profumati di gelsomini aggrovigliati, abbracciati all'inferriata baciano il mio viso asciugano pietosi la pioggia che dagli occhi cade e assente seguo sulle verdi foglie tutto il mio passato e aspetto e' tutto che ti aspetta per esser da te svegliato ma quando arrivi??? io voglio te mia dolce Primavera.
Sono passati *loading* visitatori che ringrazio con:
In veranda,
il mio cuore,
tra forbici e peonie|
(Lucia Di Iulio)
Nebbia:
velo pitoso copre
la mia natura nuda!
(Lucia Di Iulio)
custodisco gelosamente
nel mio cuore
il tuo ritratto....
la firma è di un artista nato cieco,
lui conosce e ricorda
i colori del paradiso
e solo con quelli
è stato fatto.
é una povera civetta
che più
non trova il nido
portato via dal vento
la sente la bambina
che al lume di candela
aspetta e spera
che non ci sia bufera.
Chi piange nella notte?
son io....
che col violino
intono una canzone
una canzone antica
che vibra e poi si perde
come un gran lamento
nella notte scura....
lontana
è ormai la sera
della capinera
che dietro al verde fieno
chiamava
a nuovi amori
ricordo ancor l'odore
acre e inebriante
ti penso intensamente
ti vedo e allora....
tutto riprende
gioiosamente
e più nessuno piange
in questa notte
di puro
incanto.
Son nata in Settembre
in un giorno di sole
il mio primo sorriso
l'ho fatto a un gabbiano
la prima visione dall'uscio socchiuso
fu una scia di luce
univa il mio cielo
ad un mare smeraldo
che all'orizonte baciava
Ho vissuto per poco in un mondo beato
dove tutto era pace
sereno beato
persin gli animali vivevano in casa
colombi e gattini nutriti da bricciole
cadute giù in terra per caso
per anni ho studiato vagando per strada
tra fiori spuntati, nei sassi incastrati,
sudori, dolori, mi han maturato
in poesie ispirate mi sono annegata
gli inchiostri sbiaditi le han cancellate
lasciandomi ora quasi svuotata
oggi ho il cuore che ancor batte
allo spuntare del sole
e mi sento libera
da ogni dolore.
ps:
volevo presentarmi
in modo speciale,
volevo donarVi il meglio di me,
gli ultimi fiori del mio giardino,
legati da fili dorati
dal tiepido sole della morente estate
e cosi' sono nate
ste rime,
dal mio cuore,
solo per voi,
timidamente rubate.
Parlo per te
che sei volata in cielo
lasciandomi da sola
in questa morsa
formata di rimpianto
e tanta angoscia
ancora io mi chiedo sconsolata :
“Dove te ne sei andata?“
attraverso il cuore
tu mi dici che:
dove sei
non stai per nulla male
lasciando questo corpo
che era un gran fardello
sfasciando questa gabbia opprimente
che ti lasciava solo intravedere
senza poter mai afferrare
il bello della vita
in cambio ora hai
due belle ali
e correre tu puoi dove vuoi
baciare in'osservata
chiunque sia.
Adesso che non sai più
cosè il dolore
non corri
e non ti affretti a consolare
Tu hai ben chiaro cosa sia,
il nostro Fine
Perché si soffre
e cos’e’il fiume in piena
che col tempo
scorre piano e arriva al mare,
bloccato invece da,
una grossa diga
dilaga
inonda tutto
e si disperde.
Il sole
non ti serve per vedere
Perché
tu luce sei
in mezzo al buio.
....diceva una poesia,
che a me piaceva tanto...
"se mi devi lasciare
fallo d'autunno,
allora cadono le foglie
e per me sara' piu' facile
morire"
Invece lui
crudele
mi lascio' in piena estate
sotto il sole
bruciavano le ferite
sentivo su di me
solo del sale
allora disperata
mi lasciai andare
buttandomi ferita
dentro il mare
un mare
fatto solo di parole
baciate , cantate come rime
la notte, dondolavo con la luna
le stelle mi guardavan da lontano
a volte
succedeva che la mano
cercava la tua mano nella notte
a volte
succedeva che il rimpianto
soffocava piano piano
ogni mio canto
cadevano le gocce lentamente
tanto da formare una laguna
cadevano le speranze
inesorabilmente
come falene
al pianto della luna
Le stelle
maliziose e biricchine
ammiccavano furtive alla mia mente:
se cosi' stanno le cose
dolce amica
riprendi nelle mani
la tua vita,
e domani
quando arriva il sole
con noi nel cuore
non avrai paura.
Una volta, allora, allora, nel tempo dei tempi, v'erano quattro fratelli che s'amavano di cordialissimo amore, e che non si staccavano mai l'uno dall'altro. Erano belli, giovani, freschi, aitanti della persona e sulle giovani teste bene s'addicevano le ghirlande di rose. Ognun di loro arse in segreto per una fanciulla, né se ne confidarono il nome; ma la sorte malaugurata riunì tutti gli amori dei quattro fratelli, in una donna sola. Ella, nessuno di quelli voleva amare. Asperrima guerra sarebbe sorta fra loro e sangue fraterno sarebbe stato sparso, se, una notte, la loro bella non fosse sparita per sempre. Ma essi, pazienti ed innamorati, l'aspettano da migliaia di anni: sono cangiati in quattro colli ameni e fioriti, che dal loro nome si chiamano di Poggioreale, di Capodimonte, di San Martino, del Vomero - e l'uno accanto all'altro, immobilmente innamorati, aspettano il ritorno di colei che amano. Fioriscono le primavere sul loro capo, s'infiamma l'estate, piange l'autunno, si fa tetra la nera stagione: ed i poggi non si stancano d'aspettare: Ma l'amore della bella assente è scarso, al confronto dell'amore per una bella, sempre presente e sempre crudele
Vi fu una volta un giovanetto leggiadro e gentile, nel cui volto si accoppiava il gaio sorriso dell'anima innocente, al malinconico riflesso di un cuore sensibile: egli era, nel medesimo tempo, festevole senza chiasso e serio senza durezza. Chi lo vedeva, lo amava; e la gente accorreva a lui, come ad amico, per allietarsi nella sua compagnia. Ma il bel giovanetto fu molto, molto infelice; gli entrò nell'anima un amore ardente, la cui fiamma, che saliva al cielo, non valse ad incendere il cuore della donna che egli amava. Era costei una donna di campagna, cui era stato dato in dono la bellezza del corpo, ma a cui era stata negata quella dell'anima: ella era una di quelle donne incantatrici, fredde e malvagie che non possono né godere, né soffrire. Paiono fatte di pietra, di una pietro levigata, dura e glaciale; vanno in pezzi, ma non si ammolliscono; cadono fulminate senza agonizzare. Tale era Nisida, colei che fu invano amata dal giovinetto; poiché nulla valse a vincerla. Allora lui che si chiamava Posilipo, amando invano la bella donna che viveva di faccia a lui, per isfuggire a quella vista, che era il suo tormento e la sua seduzione, decise precipitarsi nel mare e finire così la sua misera vita. Decisero però diversamente i Fati e rimasto a mezz'acqua il bel giovanetto, vollero lui mutato in poggio che si bagna nel mare; ed ella è uno scoglio che gli è dirimpetto: Posilipo, poggio bellissimo dove accorrono le gioconde brigate, in lui dilettandosi, Nisida destinata ad albergare gli omicidi ed i ladri, che gli uomini condannano alla eterna prigionia - così eterno il premio, così, eterno il castigo.
E vi è anche l'amore che è un prodigioso abbagliamento, un miraggio fatale, l'acciecamento di colui che, ardito e folle, ha voluto fissare il sole. Era un pescatore abile e fortunato, colui di cui vi narro, e l'intiero suo giorno passava fra l'amo e le reti, lieto quando la pesca era abbondante, incollerito quando la tempesta che intorbida le acque, rendeva inefficace le sue fatiche. Era uomo semplice e buono silenzioso ed ignorante d'amore: quando un giorno, mentre sedeva a riva ed immergeva l'amo nell'onda, dalle glauche acque, dinanzi a lui sorse una Ninfa marina, dal corpo bianco e provocante, dai lunghi e biondi capelli che il vento sollevava, dallo sguardo verde e terso come il cristallo: ella cantava soavemente e le sue candide dita volavano sulla cetra. Era così lusinghiero, così attraente il suo canto che il povero pescatore sentì struggersene il core non avendo più che l'ardente desiderio di raggiungere la sirena e morire. Tre volte venne a galla, tre volte scomparve nel mare. Fortunato, se potette con la morte pagare così infinito godimento. Il sito dove egli precipitò, fu chiamato Mergellina, dal suo nome e dicesi ancora, che nelle fosforescenti notti d'estate, vi ricompaia la sirena.
Vi è poi la pietosa istoria dell'amore felice che è combattuto e vinto dalla morte: una storiella ingenua, come tutte le altre. Vi si narra di un ricco signore chiamato Sebeto, che abitava in una campagna presso Napoli, in un palazzo tutto di marmo. Egli per amore aveva menato in moglie una donna, chiamata Megara, che lo ricambiava con egual tenerezza. Egli teneva cara questa sua moglie sopra tutte le cose e profondeva per lei tutte le sue ricchezze: accadde che in un giorno ella volle andare a diporto sopra una feluca pel golfo di Napoli. Verso la riva Platamonia, dove il mare è sempre tempestoso, mentre i marinari volevano far forza contro il vento, la feluca si capovolse e Megara si annegò, diventando uno scoglio. Alla orribile nuova Sebeto sentì spezzarsi il cuore e per molto tempo si sciolse in amarissime lagrime, in modo che tutta la sua vita si disfece in acqua, correndo a gettarsi nel mare, dove Megara era morta. E tutte le fontane di Napoli sono lagrime: quella di Monteoliveto, è formata dalle lagrime di una pia monachella, che pianse senza fine sulla Passione di Gesù; in quella dei Serpi sono le lagrime di Belluccia, una serva fedele innamorata del suo signore; quella degli Specchi, è fatta dalle lagrime di Corbussone, cuoco di Corte e folle d'amore per la regina cui cucinava gli intigoli; quella del Leone è il pianto di un principe napoletano, cui unico e buon amico era rimasto un leone, che gli morì miseramente; e quella di fontana Medina sono le lagrime di Nettuno, innamorato di una bella statua a cui non arrivò a dar vita.
Matteo!!
i dollari sono il simbolo dell'America
Paese d'avventura,
paese giovane,
dove la libertà è sovrana
dove chiunque può volendo
diventare anche presidente
e poi è tanto lontana
che per andarci bisogna volare,
oppure per giorni solcare
come un corsaro
il vasto mare.
Ecco cosa vuole regalarti la zia:
avventura, sogni, ricchezza, volare
sognare e realizzare i tuoi sogni
sino a poter diventare il padrone del mondo
per un pugno di dollari,
i cowboy rischiavano la vita
erano audaci e coraggiosi.
Con solo un piccolo biglietto
Io ti auguro tutto
buona vita!
buona fortuna mio piccolo caro.
Sei appena arrivato e già ti voglio
un bene immenso.
Alessio è un bambino
assai bello e carino
vispo e vivace
anche troppo precoce
a lui piacerebbe tanto volare
il simbolo d' Ali ha gia dai natali
lui ha voglia di andare
in montagna ed al mare
vorrebbe le acque salpare.
Non smettere mai di sognare
e in America un giorno tu andrai
è il paese padrone
che tutto comanda
e tutto puoi avere nelle tue mani
è il paese dove ognuno
vorrebbe arrivare
un domani.
Non ci sono più
i vecchi cawboy
con pistole e cavalli
ci sono invece
dei grandi valori
sanciti da leggi
impresse nei cuori,
libertà, grandezza
ogni cosa puoi fare
così se bene le fai
In alto
sempre più in alto
tu potrai andare.
Alessio!
mio piccolo caro
zia Lucia
questi auguri ti fà
lei sogna per te
ogni bene
per sempre
in questa
nostra realtà
Beldanubioblu
DITELO AL CIELO
(12/19/01 10:35:30 pm)
I FIGLI NON SONO NOSTRI
SONO DI DIO
LUI LI DONA A NOI E
SE LI RIPRENDE QUANDO VUOLE,
A NOI CHIEDE SOLO DI NUTRIRLI,
EDUCARLI,
AMARLI.....
QUESTA SERA GUARDATE SU IN CIELO
LA PRIMA STELLA CHE VOI VEDERE,
QUELLA....
PROPRI0 QUELLA E':
A L E S S A N D R A
SI FA FESTA SUL CIELO,
E' ARRIVATA UNA VERGINE,
VESTITA DI BIANCO.... UNA SPOSA CHE RESTA VESTITA COSI' PER SEMPRE
HA IL VESTITO DELLA SORELLA...
VOLEVA SPOSARSI AL PIU' PRESTO E COME ULTIMO DONO D'AMORE L'HANNO PREPARATA
ALLLA FESTA,
QUANTI GIOVANI...TANTISSIMI SFILAVANO SILENZIOSI SU TAPPETI DI FIORI
COROLLE LASCIATE CADERE SULLA STRADA AL PASSAGGIO DI ALESSANDRA,
E QUANDO...ALL'ULTIMO SALUTO IL CUORE DELLA SUA MAMMA SEMBRAVA SI FOSSE SPEZZATO,
AL PRIMO PUGNO DI TERRA LASCIATA CADERE SUL LEGNO ANCH'IO HO LANCIATO IL MIO DONO
UN CUORE DIPINTO CON TANTI ANGIOLETTI,(è di plastica così non si distruggerà mai) DENTRO C'E' UNA CORONCINA FOSFORESCENTE (fà luce anche al buio)..UN PICCOLO SCAPOLARINO DEL CARMINE ( lasciapassare per il Paradiso)e POI IL REGALINO (perchè adesso è Natale)........
SE UN GIORNO LONTANO QUALCUNO TRA I POVERI RESTI TROVERA' QUESTO CUORE, SICURO DIRA' :
"ALESSANDRA...I TUOI CARI...
TI HANNO TANTO AMATO DA DESIDERARE
CHE TU FOSSI RICONOSCIUTA
IN ETERNO."
Lucia la tua madrina
pesca56
(12/19/01 11:03:00 pm)
LUCIA
HO GUARDATO SU' NEL CIELO
HO SCELTO UNA STELLA A CASO
HO PENSATO CHE FOSSE LEI,
ALESSANDRA,
ALL'IMPROVVISO L'HO VISTA
DIVENTARE LA STELLA
PIU' LUMINOSA
DI TUTTO IL CIELO,
SFOLGORANTE DI PUREZZA.
SONO CERTA CHE ERA
PROPRIO LEI,
ALESSANDRA
CHE DA LASSU'
CI GUARDA CON AMORE
E CI CONSOLA.
DEDICATA AD ALESSANDRA STREPPONE MORTA ALL'ETA' DI 18 ANNI IN UN INCIDENTE STARADALE IL 16/12/2001 VESTITA L'ULTIMA VOLTA CON ABITO DA SPOSA.
Cepostaperme 18-12-2001
alexnovo
Registered User
(12/20/01 1:18:30 am)
Piccola Alessandra...
un mostro ti ha rubato
al mondo materiale...
Ora tu sei li su nel cielo
nel regno dei giusti
dove nulla si consuma
dove tutto è puro amore.
Tu che ci precedi
innanzi tempo
nel Paradiso
tu che già sei
con gli angeli immortali...
su questa terra
amara e traditrice
solo le spoglie
logore ci lasci
mentre il tuo giovane cuore
eternamente
per noi sara' luce
nel cielo del giorno
e della notte.
alex
amo il sole perchè è vita...amo la pioggia se fa crescere il grano.
1ave
Moderator
(12/19/01 11:40:22 pm)
DI BIANCO SEI VESTITA
ANGELO IMMACOLATO
TRA GLI ANGELI DEL CIELO
GUARDA E PROTEGGI
CHI TI HA AMATO
E TI AMERA' PER L'ETERNITA'
Dani
O FIORE
APPENA SBOCCIATO ALLA VITA
TE NE SEI ANDATO
PORTANDO CON TE
INTATTA LA TUA FRESCHEZZA
TENUE PROFUMO
CHE MAI SI PERDERA'
PER TUTTA L'ETERNITA'....
Dani
vinweek
Moderator
(12/25/01 5:52:13 pm)
Ho letto.
Il mio pianto per Alessandra non si ferma...
Perchè?
Perchè?
cepostapermeezOP
(12/25/01 6:03:07 pm)
il tuo cuore.
.
.
è fatto anche di lacrine
ti voglio bene ragazzo mio, mannaggia
Cèpo
Unangeloperme
(03/07/0214:36:44)
Cara lucia
avrei voluto che anche al mio Massimo avessero regalato un cuore con tanti angeli ..come hai fatto tu, un cuore fosforescente..per non aver paura del buio.
Mi terrorizzava sapere che quel povero corpo non aveva luce..lo so mi dirai lui era nella luce del Signore, ma a volte la mente vaga..scorda anche ora il mio pensiero è che lui abbia sempre la luce accesa, chissà perchè?
So che Alessandra ha avuto una bella accoglienza nella casa di DIO, tanti ragazzi le saranno andati incontro per farle festa, questo accade Lassù.
A noi sulla terra vengono lacrime ma non dovremmo...difficile dire ad una madre....non piangere...quando è successo a me...mi hanno fatto leggere cio che ti trascrivo...su molte lapidi è inciso ed è vero,
SE MI AMI NON PIANGERE (MAMMA CARA)
SE CONOSCESSI IL MISTERO IMMENSO DEL CIELO
DOVE ORA VIVO
SE POTESSI VEDERE E SENTIRE QUELLO CHE IO SENTO
E VEDO IN QUESTI ORIZZONTI SENZA FINE
E IN QUESTA LUCE CHE TUTTO INVESTE E PENETRA,
NON PIANGERESTI SE DAVVERO MI AMI!!!
SONO ORMAI ASSORBITO DALL'INCANTO DI DIO,
DALLE SUE ESPRESSIONI DI SCONFINATA BELLEZZA,
LE COSE DI UN TEMPO,
SONO COSI' PICCOLE E MESCHINE AL CONFRONTO!
MI E' RIMASTO L'AFFETTO PER TE,
UNA TENEREZZA CHE NON HO MAI CONOSCIUTO!
CI SIAMO AMATI E CONOSCIUTI NEL TEMPO
MA TUTTO ERA ALLORA COSI' FUGACE E LIMITATO
IO VIVO NELLA SERENA E GIOIOSA ATTESA
DEL TUO ARRIVO FRA NOI.
TU PENSAMI COSI'
NELLE TUE BATTAGLIE
PENSA A QUESTA MERAVIGLIOSA CASA,
DOVE NON ESISTE LA MORTE,
DOVE CI DISSETEREMO INSIEME
NEL TRASPORTO PIU' PURO E PIU' INTENSO,
ALLA FONTE INESTINGUIBILE
DELLA GIOIA E DELL'AMORE
NON PIANGERE PIU'
SE VERAMENTE MI AMI!
NON PIANGERE
Le parole sono di un padre gesuita (mi pare) di cui non ricordo il nome ma ricordiamoci che si fa festa nei Cieli per i nostri ragazzi come hai ricordato tu ci son stati dati in prestito (anche se è doloroso non vederli piu)
Ogni giorno devo ripetere queste parole..per non piangere anche adesso per una fanciulla che non conosco devo frenare le mie lacrime e pensare che Lei sta bene Lassù anche se è tanto doloroso per noi che rimaniamo sulla terra.
Spesso mi domando perchè..perchè a me..perche non IO
...ma non ci è dato sapere dei disegni del Signore...noi piccoli uomini non possiamo capire
Io piccola mamma dò la mano ad altre mamme idealmente son con loro so lo strazio che si prova nel cuore... solo chi ci è
passato può capire..indescrivibile il dolore.
Però sorrido ...so che lui ha un altra mamma lassù più degna di me che lo accudisce che avvolge col suo manto tutti i figli del mondo GRAZIE MADRE DILETTA.
Parlerei per ore ed ore della felicita che c'e nei Cieli , dela festa per loro perchè serve anche a me essere felice per Massimo e per Alessandra, credimi cara Lucia NON DOBBIAMO PIANGERE i nostri amati figli ci vedono e son tristi se noi versiamo lacrime io penso al giorno in cu ci incontreremo di nuovo e sarà festa anche per me (lo spero)!
Ti mando un bacio altrimenti non la smetto più
magda
Silvi
(05/04/0206:28:30)
IL PIU' BEL CREDO
E' QUELLO CHE PROROMPE DAL TUO LABBRO
NEL BUIO
NEL SACRIFICIO
NEL DOLORE
NELLO SFORZO SUPREMO
DI UNA INFALLIBILE VOLONTA'
DI BENE;
E' QUELLO CHE
COME UNA FOLGORE
SQUARCIA LE TENEBRE DELL'ANIMA TUA;
E' QUELLO CHE
NEL BALENAR DELLA TEMPESTA
TI INNALZA
E TI CONDUCE A DIO.
Poeta cileno, premio Nobel della Letteratura nel 1971.
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Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.
Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte coni lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.
Giochi ogni giorno...
Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.
A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.
Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.
Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.
Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.
Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.
Mi piaci
quando taci
perchè sei come assente,
e mi ascolti da lontano,
e la mia voce non ti tocca.
Sembra
che si siano dileguati
i tuoi occhi
e che un bacio
ti abbia chiuso la bocca.
Siccome ogni cosa è piena
della mia anima
tu emergi dalle cose,
piena dell'anima mia.
Farfalla di sogno,
assomigli alla mia anima,
e assomigli alla parola
malinconia.
Mi piace
quando taci
e sei come distante.
Sembri lamentarti,
farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano
e la mia voce non ti giunge:
lascia che io taccia
con il silenzio tuo.
Lascia che ti parli
anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada,
semplice come un anello.
Sei come la notte,
silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella,
così lontano e semplice.
Mi piaci
quando taci
perchè sei come assente.
Distante e dolorosa
come se fossi morta.
Poi basta una parola,
un sorriso.
E sono felice,
felice che non sia vero.
Pablo Neruda (1904-1973) pseudonimo di Neftali Ricardo Reyes y Basoalto, poeta cileno considerato uno dei maggiori poeti del ventesimo secolo. Neruda nacque a Parral in Cile e comincio' a scrivere le prime poesie da giovanissimo per poi diventare insegnante. Nel 1924 il suo Viente poemas de amor y una canción desesperada (Venti poesie d'Amore e una canzone disperata) divenne un best-seller facendolo diventare uno dei piu' noti e giovani poeti latino-americani. Neruda, genio immaginativo, comincio' come simbolista, divento' quindi surrealista e infine realista, abbandonando la struttura formale tradizionale della poesia per una espressivita' piu' semplice e piu' terrena. La sua influenza sulla poesia in lingua spagnola e' stata enorme e tuttavia la sua reputazione internazionale e' andata molto oltre i confini linguistici. Neruda e' morto di leucemia a Santiago il 23 settembre 1973. La sua morte e' stata accelerata probabilmente dal colpo di stato di Pinochet avvenuto ai primi del mese. Durante la sua lunga carriera letteraria Neruda ha prodotto piu' di quaranta libri di poesia, traduzioni e teatro in versi. Come politico radicale divenne importante nel partito comunista cileno diventando senatore dal 1945 al 1948. Nel 1970 e' stato il candidato del suo partito per la presidenza della repubblica e dal 1970 al 1972 e' stato ambasciatore cileno in Francia. Nel 1971 ha vinto il premio Nobel di letteratura e il premio della Pace 'Lenin'.
Amo l’amore
Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi
che nulla ci unisca.
Ne' la parola che profumò la tua bocca,
né ciò che le parole non dissero.
Né la festa d'amore che non avemmo,
né i tuoi singhiozzi vicino alla finestra.
Amo l'amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può esser fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato, che si avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.
Il tuo sorriso
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
L’amore breve
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo.
È così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
Per il mio cuore
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E' in te l'illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Sono felice
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nel quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l’acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Poesia di Chat su titolo proposto da BELDANUBIO con CEPOSTAPERME, FIORDINEVE, LUNA58, UNANGELOPERME, FIOREARCOBALENO, ALEXNOVO, DEBORAMORA, ARGADA.
MI HAI INSEGNATO AD AMARE
(dedicata alla nostra cara amica Beldanubio come omaggio per la morte della mamma)
Mi hai insegnato ad amare
con lenti e silenziosi respiri,
con tocco di mani gentili,
con voce soffusa
che luce nel buio diffondeva;
mi hai lasciato
il sospiro dell'anima tua
che inneggia ad amare ogni cosa:
la vita, il dolore, la gioia...
il futuro!
Con te ho imparato a guardare il cielo
a parlare con la luna
e a giocare con le stelle,
mano nella mano
a farci compagnia;
hai scoperchiato un vaso di giada
aromi e dolce nettare
getti a mani colme verso il mondo,
è amore
quello vero, sincero, puro.
Mi hai insegnato ad amare
col tuo candore
e sorrisi di sole
con luccichii di stelle negli occhi
e una carezza gentile
da spargere ovunque c'è vita;
con la tua voce,
che mormora piano,
quanto sia limpido un ruscello,
quanto sia bella la notte....
Quanto sia bella così tu mi vedi
con occhi innamorati;
come sia dolce
me lo ripeti amandomi,
quanto ti amo?
Quanto? Tanto tanto
perchè ci ameremo per sempre.
Mi hai insegnato ad amare
quando mi hai lasciata libera di esistere,
quando con pazienza mi hai osservata,
quando con un sorriso mi hai donato
la tua sofferenza
e pure in quella
volevi essere libera di amarmi
ecco, ora io so che
ti ho amato pure io
lasciandoti libera di andare via.
Ora ti ho persa,
nelle notti più buie
ti cercherò, ma niente
ed ora soltanto nei miei sogni ti troverò.
Un amore strano il nostro,
un amore più forte di quella stessa morte
che conoscere ci fece,
in un grigio mattino di settembre,
un luogo dove solo gli uccelli
zittiscono il silenzio
ho sentito la tua voce
che al mio cuore piano parlava.
E... lei nella mia vita di sempre
è una carezza che allieva
il dolore di altre parole .
E ti vedo
hai la faccia della luna piena,
sorridi con labbra serrate,
i fili io spezzo con l'amor
che tu mi hai insegnato
e corde di strani violini
diventano in mano al mio cuore;
chiunque questa musica ascolti
s'asciuga il viso,
sorride, gioisce.....
rinasce.
E' notte
e mi copre il firmamento
non sento piu'
brividi di freddo
il mare guardo
dalla mia finestra
e sogno te
qui, abbracciato a me.
Ti sento,
si ti sento
avverto la tua presenza
respiro il tuo respiro
ed apro gli occhi al sogno
un profumo che mi avvolge
e parte gia una scia
da questa finestra mia
che porta assai lontano
e siamo noi
mano nella mano.
Guardiamo verso l'infinito
costruendo un ponte
tra mare, terra e il cielo
che omai sembrava morto
rinascere lui vuole
insieme a noi
e allora
come in estasi
il cuore mio si tuffa
e in quelle acque calde
in questa notte magica
io mi unisco a te.